Spot ETF in Europa: status e differenze rispetto al mercato americano
Mentre gli Stati Uniti hanno spot Bitcoin ETF, l'Europa utilizza strutture ETN/ETC a causa delle regole UCITS sulla diversificazione. Spieghiamo la differenza tra i due modelli e cosa significa per gli investitori europei.
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Da gennaio 2024, quando la Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense ha approvato i primi spot Bitcoin ETF, il tema degli ETF crypto attira regolarmente l'attenzione degli investitori in tutto il mondo.
Ma mentre negli Stati Uniti il discorso si riduce semplicemente a "ETF o non ETF", in Europa la situazione è molto più articolata.
Il mercato europeo dei prodotti di investimento crypto esiste da anni prima dell'approvazione americana, ma funziona secondo regole normative completamente diverse, e infatti, in Europa, in senso strettamente giuridico, gli spot Bitcoin ETF non esistono affatto.
In questo articolo chiariamo cosa acquistano davvero gli investitori europei quando cercano un'esposizione a Bitcoin o ad altre criptovalute tramite prodotti negoziati in borsa, in che modo ciò differisce dal modello americano e verso dove si sta muovendo la normativa UE.
Cos'è esattamente un ETF?
Prima di addentrarci nelle differenze tra Europa e Stati Uniti, vale la pena chiarire il concetto di base.
Un ETF (exchange-traded fund, fondo negoziato in borsa) è un fondo di investimento le cui quote vengono acquistate e vendute in borsa proprio come le azioni, durante l'intera giornata di negoziazione, a un prezzo di mercato che cambia di minuto in minuto.
A differenza di un fondo di investimento tradizionale, in cui le quote vengono acquistate e vendute una volta al giorno a un prezzo prestabilito, un ETF offre la liquidità e la flessibilità di un'azione, garantendo al contempo l'esposizione a un intero paniere di attività.
Tradizionalmente, un ETF replica il valore di un gruppo di attività, ad esempio un indice di borsa (come l'S&P 500), un settore economico, obbligazioni o materie prime, in modo che la quota nel fondo rifletta l'andamento medio di quel gruppo.
Con uno spot ETF, il fondo detiene direttamente l'attività sottostante stessa (anziché strumenti derivati come i contratti future), per cui il prezzo della quota del fondo segue il prezzo di mercato reale e attuale ("spot") di quell'attività.
Questa è stata proprio la differenza chiave nell'approvazione degli ETF Bitcoin americani nel 2024: prima esistevano solo ETF basati su contratti future su Bitcoin, mentre i nuovi spot ETF detengono direttamente Bitcoin in custodia.
I principali vantaggi di un ETF per l'investitore sono:
- Accesso semplice: si acquista tramite un normale conto di intermediazione, senza bisogno di aprire un wallet crypto o preoccuparsi delle chiavi private.
- Ambiente regolamentato: gli ETF sono soggetti alla vigilanza delle autorità finanziarie, con requisiti prescritti di trasparenza e rendicontazione.
- Liquidità: le quote possono essere acquistate e vendute durante l'intera giornata di negoziazione al prezzo di mercato.
- Diversificazione (per gli ETF tradizionali): una singola quota può offrire esposizione a decine o centinaia di strumenti diversi contemporaneamente.
È proprio quest'ultimo punto, il requisito di diversificazione, il punto in cui gli approcci europeo e americano agli ETF crypto divergono in modo sostanziale, come spieghiamo di seguito.
Perché in Europa (tecnicamente) non esistono veri spot Bitcoin ETF
La differenza chiave sta nella definizione stessa del termine "ETF". Negli Stati Uniti, il termine ETF (exchange-traded fund) può riferirsi anche a un fondo che detiene un solo asset, ad esempio oro fisico o Bitcoin.
Proprio questo ha reso possibile la nascita di prodotti come l'iShares Bitcoin Trust (IBIT) o il Fidelity Advantage Bitcoin ETF (FBTC), che detengono direttamente Bitcoin e ne seguono il prezzo spot.
Nell'Unione Europea, il termine "fondo" nel contesto dei prodotti negoziati in borsa è riservato quasi esclusivamente ai cosiddetti fondi UCITS (Undertakings for Collective Investment in Transferable Securities), un quadro normativo che richiede la diversificazione degli asset.
Un fondo focalizzato su una sola criptovaluta semplicemente non soddisfa questo criterio di diversificazione, per cui un prodotto simile non può formalmente portare l'etichetta di ETF UCITS.
Per questo motivo, in Europa l'esposizione crypto tramite borsa viene realizzata attraverso una struttura giuridica diversa: gli ETP (Exchange Traded Products), più precisamente gli ETN (Exchange Traded Notes) o gli ETC (Exchange Traded Commodities).
Anziché detenere e gestire direttamente gli asset come parte di un fondo diversificato, questi strumenti sono titoli di debito emessi da istituzioni specializzate (come 21Shares, CoinShares o ETC Group), e sono generalmente interamente garantiti da Bitcoin fisico custodito da un depositario in cold storage.
Per l'investitore, la differenza pratica nel trading quotidiano è spesso quasi impercettibile, il prezzo segue l'andamento di Bitcoin, e il prodotto si acquista e si vende come qualsiasi azione quotata in borsa. Ma la natura giuridica dello strumento, il trattamento fiscale e la vigilanza normativa differiscono a seconda che si tratti di un fondo UCITS o di una struttura ETN/ETC.
Come si presenta il mercato sulle due sponde dell'Atlantico
Gli Stati Uniti contano attualmente una decina di spot Bitcoin ETF quotati su borse come NYSE Arca e Nasdaq, con un numero crescente di emittenti, da gestori patrimoniali affermati come BlackRock e Fidelity, passando per società crypto-native, fino alle grandi banche d'investimento entrate solo di recente in questo segmento con propri prodotti.
Le commissioni di gestione si aggirano generalmente tra lo 0,14% e lo 0,25% annuo, e la concorrenza tra gli emittenti continua a spingere questi costi verso il basso.
Il mercato combinato dei prodotti ETF/ETP crypto negli Stati Uniti è cresciuto a oltre 70 miliardi di dollari di asset in gestione all'inizio del 2026.
Il mercato europeo, pur essendo meno esposto mediaticamente, è in realtà significativamente più antico. Il primo ETN crypto europeo, lo svedese Bitcoin Tracker One dell'emittente XBT Provider, ha iniziato a essere negoziato sul Nasdaq Stockholm già nel 2015, quasi un decennio prima dell'approvazione americana.
Prodotti come ETC Group Physical Bitcoin (BTCE) o il 21Shares Bitcoin ETP vengono negoziati su borse come Deutsche Börse (Xetra), il London Stock Exchange e altre piazze europee, con un numero crescente di emittenti provenienti da Svizzera, Germania e paesi scandinavi.
È interessante notare che gli investitori europei, nonostante la volatilità di Bitcoin nel corso del 2026, non hanno abbandonato in massa questi prodotti. I flussi di capitale verso gli ETP crypto europei sono rimasti relativamente stabili anche nei periodi in cui i fondi americani registravano deflussi.
Contesto normativo
Una delle differenze strutturali più rilevanti risiede anche nel più ampio quadro normativo.
L'Unione Europea, con il Regolamento (UE) 2023/1114 sui mercati delle cripto-attività (MiCA), entrato in vigore nel giugno 2023 (con l'applicazione graduale di alcune parti nel corso del 2024), ha ottenuto un quadro giuridico unificato per il settore crypto.
Ciò include requisiti per gli emittenti di cripto-attività e i fornitori di servizi legati alle cripto-attività, come la custodia del Bitcoin che sta dietro ai prodotti ETN/ETC.
Questi prodotti stessi, in quanto titoli quotati in borsa, continuano a essere soggetti principalmente alle regole esistenti dei mercati dei capitali. Il MiCA fornisce loro un quadro più chiaro per la parte dell'attività che riguarda la cripto-attività sottostante in sé.
Gli Stati Uniti, dall'altra parte, non dispongono ancora di una normativa federale unica e completa per le cripto-attività, per cui la SEC e la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) devono applicare regole esistenti che non sono state originariamente scritte per le cripto-attività.
L'approvazione degli spot Bitcoin ETF nel 2024 è stata il risultato di una sentenza giudiziaria e di un cambiamento di posizione della SEC, non di una nuova legge.
Il paradosso, quindi, è che l'Europa ha un quadro normativo più chiaro per le cripto-attività in sé, ma regole più severe per i fondi di investimento (UCITS) impediscono la nascita di "veri" ETF con esposizione a una singola criptovaluta, mentre negli Stati Uniti avviene l'opposto: la normativa sulle cripto-attività in sé è ancora frammentata, ma la struttura dei fondi di investimento consente un'approvazione più semplice di prodotti come gli spot ETF.
Cosa significa questo per gli investitori
Per l'investitore europeo, il messaggio pratico si riduce a pochi punti:
La terminologia è importante, ma la funzione è simile
Quello che negli Stati Uniti viene chiamato spot Bitcoin ETF, in Europa è più spesso un ETP o un ETN, uno strumento che, nella pratica, segue lo stesso prezzo spot, ma attraverso una struttura giuridica diversa.
La vigilanza normativa esiste su entrambi i fronti
Negli Stati Uniti è rappresentata dalla SEC e dal quadro normativo dei fondi di investimento; in Europa è una combinazione di autorità nazionali, del regolamento MiCA e del quadro UCITS (finora limitato).
Il mercato è ancora in evoluzione
Nel giugno 2025, l'ESMA ha presentato alla Commissione Europea una proposta che introduce regole più severe per l'esposizione indiretta tramite gli UCITS, ma si tratta solo di una proposta consultiva. La decisione finale spetta alla Commissione Europea, la cui consultazione pubblica è prevista nel corso del 2026.
L'importanza di informarsi per tempo
Prima di investire in qualsiasi prodotto ETP o ETF, vale la pena verificare chi è l'emittente, come il prodotto è garantito dall'asset sottostante, dove viene custodita la cripto-attività e quali commissioni e implicazioni fiscali derivano dalla giurisdizione scelta.
Conclusione
Sebbene i titoli spesso semplifichino la storia riducendola a "gli Stati Uniti hanno i Bitcoin ETF, l'Europa no", la realtà è in effetti più sfumata.
L'Europa è stata la prima ad arrivare sul mercato con prodotti crypto negoziati in borsa, ma all'interno di un quadro normativo più severo che formalmente impedisce un vero ETF su un singolo asset.
La differenza tra il modello americano e quello europeo è principalmente di natura giuridica e strutturale, non una questione di disponibilità o sicurezza.
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